IN MEMORIAM

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Sri Prabhas Chandra Ghosh ex vice-presidente della Yogoda Satsanga Society of India

(1896-1975)

 

 

Sri Prabhas Chandra Ghosh, fedele amico di una vita e discepolo di Paramahansa Yogananda, vice-presidente della Yogoda Satsanga Society of India per quasi quarant’anni, ha lasciato questa dimora terrena il 24 gennaio 1975. Il suo incrollabile amore, la lealtà e la dedizione al suo Guru e all’istituzione che il suo Guru ha creato per diffondere l’elevato messaggio del Kriya Yoga saranno ricordati da tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Prabhas Ghosh nacque il 20 maggio 1896. I legami tra Sri Ghosh e Paramahansa Yogananda erano tanto familiari che spirituali; Sri Gosh era cugino di Paramahansa e suo grande amico d’infanzia. Il padre di Prabhas (Sarada Gosh) era il fratello più giovane di Bhagabati Gosh, padre di Paramahansa Yogananda. I lettori dell’Autobiogafia di uno Yogi di Paramahansaji ricorderanno che fu lo zio Sarada ad essere guarito da una malattia cronica grazie ad un’erba che si era materializzata nelle mani di sua moglie (la madre di Prabhas) nel santuario di Tarakaswar.

 

Il suo rapporto con Paramahansaji durante la giovinezza

Prabhas e Mukunda (Mukunda Lal Ghosh era il nome di Yogananda prima di diventare Swami) passarono molto tempo insieme durante i loro anni giovanili, specialmente mentre frequentavano il college. C’era una differenza di soli tre anni fra loro e Mukunda era il più grande. Durante gli anni del college a Calcutta Prabhas stava a casa della famiglia di Mukunda e nei due anni in cui Mukunda frequentò il Serampore College fu lui a rimanere per molto tempo a casa del cugino a Serampore. Era a Serampore che lo Swami Sri Yukteswar, il Guru di Mukunda aveva il suo principale eremitaggio ed ogni tanto Prabhas accompagnava Mukunda durante le sue visite all’illustre maestro. Sri Ghosh raccontò più tardi con un allegro scintillio negli occhi che egli attendeva generalmente queste visite con una certa trepidazione per via del contegno austero ed inflessibile di Swami Sri Yukteswar. L’ashram di Serampore era vetusto e Prabhas chiedeva invariabilmente a Mukunda di andare avanti; diceva “per controllare lo stato della scala e l’umore del grande rishi”!

Sri Yukteswar li ricopriva sempre di attenzione ed affetto durante quelle visite e trascorrevano ore felici alla sua santa presenza. In aggiunta ai comuni interessi spirituali, nel rapporto tra Prabhas e Mukunda c’era molta sana esuberanza giovanile. In un’occasione Prabhas fu invitato al ricevimento pre-matrimoniale della giovane sorella di Mukunda, Kumari Purnamoyee, chiamata affettuosamente Thamu. Poiché Mukunda era stato così profondamente scosso dalla perdita di sua madre quando aveva soltanto undici anni, le sue sorelle (perfino la più giovane Thamu) avevano fatto il possibile negli anni seguenti per adempiere al ruolo di madre nella famiglia.

Thamu aveva aiutato Mukunda nelle sue aspirazioni spirituali lasciandolo uscire di nascosto di casa a tarda notte e rientrare la mattina presto, quando si defilava per meditare da solo o con alcuni dei suoi compagni. Ora che lei si stava per sposare, lui avrebbe perso l’ultima sua piccola madre, essendo le altre sorelle Roma e Nalini già sposate.

Per onorare il matrimonio, Mukunda chiese a Prabhas di esercitare le sue fini abilità letterarie scrivendo una poesia per commemorare l’occasione. Prabhas declinò con modestia, adducendo una mancanza di talento. Con modi affabili, ma con scopo determinato, Mukunda attirò Prabhas verso una stanza poco usata della residenza familiare. Distraendo per un momento l’attenzione di Prabhas, Mukunda scivolò fuori e bloccò la porta dicendo a suo cugino che lo avrebbe rilasciato soltanto quando avesse compiuto lo sforzo poetico richiesto. Dopo un po’ di tempo Prabhas, dotato di spirito pronto ed arguto, finì “i compiti” e passò la poesia sotto la porta perché Mukunda la controllasse. Mukunda approvò silenziosamente l’opera e, aprendo la porta, lasciò immediatamente la casa. Non trovando il colpevole, Prabhas chiese a suo zio dove fosse Mukunda. Gli fu risposto che Mukunda era andato a far stampare qualcosa.

Prabhas scoprì più tardi che Mukunda aveva portato la poesia in una tipografia del posto ed aveva stampato delle copie che furono poi distribuite durante il ricevimento. Prabhas fu sia sorpreso che imbarazzato quando lesse il testo e vide che Mukunda aveva stampato la poesia esattamente come Prabhas l’aveva scritta, cioè un po’ come una burla per il fatto che era stato rinchiuso nella stanza. Egli aveva umoristicamente e con ampiezza di dettagli preso in giro Mukunda, il giovane aspirante sadhu che stava per essere lasciato senza Thamu ad occuparsi di lui e ad aiutarlo nei suoi incontri notturni con Dio. Lo sforzo letterario fu apprezzato con gratitudine da tutti gli ospiti del matrimonio, e da Mukunda sopra tutti!

 

La guida e l’aiuto del Guru nei primi anni

Fin da quei primi tempi, Prabhas considerava tranquillamente Paramahansaji come sua guida e Guru, anche se avrebbe ricevuto l’iniziazione formale solo qualche anno più tardi. Il legame che si era formato fra loro fu un durevole amore divino: negli anni seguenti Sri Ghosh non si stancava mai di parlare del gioioso, incondizionato amore che Paramahansaji aveva dato a lui e a tutti gli altri che aveva incontrato. Mukunda diede molta personale attenzione a Prabhas e, di fatto, lo aiutò sia nel lavoro che nel matrimonio. Mukunda era interiormente determinato ad una vita solo per Dio, perciò fu più che felice di poter dare a Prabhas il lavoro e la sposa che suo padre aveva scelto per lui. Quando Prabhas inizialmente si oppose, Mukunda lo guardò quietamente e disse: “Prevedo molto chiaramente il tuo futuro; ciò sarà per il tuo bene.” Non c’è dubbio che egli stesse anche pensando: “ed anche per il mio”. Molto più tardi Prabhasda (come egli era affettuosamente chiamato quando divenne più grande) ammise: “Più tardi nella vita realizzai quanto il Maestro avesse avuto ragione”. Il lavoro “ereditato” da Sri Ghosh fu quello di assistente custode di magazzino per la Bengal Nagpur Railway; egli conquistò rapidamente la fiducia dei superiori e dei colleghi e fu promosso a posizioni di crescente responsabilità. Prabhasda trovò in sua moglie, nel suo lavoro e nelle benedizioni di Paramahansaji delle vere fondamenta sulle quali costruire una vita di profonda soddisfazione e felicità.

Quando Paramahansa Yogananda si preparava a partire per gli Stati Uniti nel 1920, disse a Prabhas: “Non dovresti soltanto aiutarmi quando sarò lontano dall’India, ma prega la Divina Madre che la mia missione possa essere un successo completo”. Negli anni seguenti i due tennero una regolare corrispondenza; Paramahansaji metteva al corrente il suo discepolo dei progressi della sua missione nell’Ovest e dava anche molti consigli amorevoli. Prabhas aspettò con ansia il ritorno di Paramahansaji in India nel 1935 e fu allora che ricevette formalmente l’iniziazione al Kriya Yoga dal suo Guru. Sebbene egli abbia conservato l’assoluto riserbo sul luogo, l’iniziazione probabilmente ebbe luogo in un sacro boschetto al Tempio di Kali a Dakshineswar. La sua famiglia ricorda la sua gioia nel visitare assiduamente il tempio negli anni successivi e nel trascorrervi lunghi periodi di tempo, assorto in meditazione.

 

Prabhasda nominato Vice-Presidente della YSS

La quieta e sincera dedizione di Prabhasda alla ricerca di Dio fu una continua ispirazione per la famiglia e per i suoi amici, e nel 1936 Paramahansa lo nominò membro del Consiglio di Amministrazione e Vice Presidente della Yogoda Satsanga Society of India, posizione che mantenne fino alla sua dipartita. Prabhas non si stancava mai di raccontare degli aneddoti sul breve soggiorno di Paramahansaji in India nel 1935-36. Riferiva spesso della gioia di Paramahansaji nell’incontrare gli amici degli anni della scuola e del College, specialmente coloro che avevano una speciale inclinazione spirituale. E ricordava anche come Paramahansaji godeva nel rinnovare l’amicizia con quei commercianti che lo avevano rifornito di merendine e dolci durante i giorni del College! Il grande Guru non dimenticava mai le gentilezze ricevute. Sri Ghosh lo ricordava sempre e cercava di emulare il Guru nella gioia di servire gli altri: chiunque avesse avuto bisogno di qualcosa, non avrebbe dovuto far altro che rendere note le proprie difficoltà e l’aiuto necessario sarebbe arrivato immediatamente. Con la sua caratteristica umiltà Prabhas non ricordava mai queste azioni agli altri, ma tutti coloro che venivano a saperle erano piacevolmente ispirati dal suo spontaneo amore e dalla sua gentilezza.

Durante la seconda guerra mondiale Sri Ghosh fu così ben conosciuto per la sua abilità ed onestà che fu incaricato in India di un’importante funzione nel Dipartimento della Difesa. Per il suo considerevole servizio fu onorato col Distintivo di Ufficiale dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (O.B.E.). Dopo la guerra ritornò alle Ferrovie della

Bengal-Nagpur come controllore dei magazzini; più tardi gli fu affidato il Segretariato agli acquisti della Martin-Burn Company e mantenne questo incarico fino alla pensione. Anche in questo lavoro Sri Ghosh era noto per la gioia che traeva dal servire ed aiutare gli altri. Come ufficiale senior gli venne assegnata una macchina con autista. Poiché l’autista passava una grande quantità di tempo ad aspettare Sri Ghosh, lui gli dette delle edizioni economiche della Bhagavad Gita, delle vite dei santi ed altri scritti spirituali in modo che egli potesse usare il tempo in modo proficuo. L’uomo divenne talmente devoto che prese i voti monastici al momento di ritirarsi dal servizio.

 

Il costante servizio dopo la dipartita del Guru

Il mahasamadhi di Paramahansa Yogananda nel 1952 fu un grande shock per Prabhasda perché egli aveva atteso con appassionata trepidazione il ritorno del suo Guru in India. Tuttavia si rese subito conto che la guida del Guru non lo aveva abbandonato. Espresse i suoi sentimenti nel seguente articolo per lo Yogoda Magazine: “Gurudeva era molto ansioso di rivedere l’India e noi stavamo aspettando pazientemente il giorno in cui lo avremmo visto tornare una volta ancora nella sua terra natale. Ma questo non doveva accadere. Dio aveva deciso diversamente. Non lo potremo vedere di nuovo con quell’indimenticabile sorriso e con quegli occhi magnetici che conquistavano agevolmente i nostri cuori. Non lo potremo più sentire rivolgersi a grandi masse e tenere ammaliati i suoi ascoltatori con la musica della sua voce. Non potremo più avere il privilegio di toccare di nuovo la santa polvere dei suoi piedi. Ma dobbiamo anche ricordare che le barriere fisiche e geografiche sono state eliminate. Né mari né montagne possono dividerci. Dobbiamo sentire con il nostro respiro e coi battiti del cuore che Gurudeva è davvero molto più vicino a noi di quanto non lo sia mai stato nel passato. Dobbiamo ricordare che egli continua a guidare i nostri pensieri e le nostre azioni e che ci aiuterà ad accrescere la forza della nostra fede. Se con il suo corpo materiale egli appariva come un grande maestro del mondo, libero dalla gabbia corporea egli sarà un maestro ancora più grande, e manterrà per sempre la grande fiaccola dell’auto-realizzazione per il bene dell’umanità”.

 

La visita agli ashram della Self-Realization Fellowship

In qualità di Vice-Presidente della Yogoda Satsanga Society of India, Sri Ghosh fu invitato nel 1954 a visitare gli ashram del suo Guru in California. Avrebbe ricordato a lungo l’accoglienza che ricevette alla Casa Madre della Self-Realization Fellowship a Los Angeles, quando con il suono delle conchiglie e con il ritmico accompagnamento dei tamburi e dei cimbali i devoti cantarono “Gioia, gioia, gioia”, “Jai Hind” (Jai, vittoria; Hind –Hindustan-, India. “Gioia, gioia, gioia” è un canto composto da Paramahansa Yogananda), “Vittoria a Dio”, “Vittoria al Guru”. Più tardi, le lacrime scesero copiose quando Prabhasda incontrò Janakananda nell’ashram della Self Realization ad Encinitas. Di questo incontro Prabhasda disse in seguito: “Abbiamo visto molte meravigliose creazioni del nostro amato Guru, ma la più meravigliosa è il grande Kriya Yogi, il nostro riverito presidente Rajarsi Janakananda. È stato un raro privilegio essere con lui, vederlo, ascoltarlo parlare e percepirne la benedizione”. Prabhasda rimase negli Stati Uniti per quasi due mesi, visitando gli ashram della

Self-Realization Fellowship nella California meridionale e prendendosi alcuni giorni per ammirare le meraviglie paesaggistiche dell’ovest degli Stati Uniti. Ad un servizio di commiato prima della sua partenza, Prabhasda disse: “Ci aspetta un gran lavoro, ma rimaniamo uniti nel nostro amore per Dio e i Maestri. Stringiamoci la mano attraverso il mare e lavoriamo come il Maestro vuole che facciamo. Abbiamo un glorioso futuro davanti a noi. Ogni parola profetica che il Guru ci ha lasciato circa la sua opera sta mostrando la sua validità e continuerà a farlo anche negli anni che verranno”.

Col trascorrere del tempo Sri Ghosh continuò a servire l’opera del Guru. Il suo amore e la sua venerazione per Daya Mata, che aveva incontrato durante la visita negli Stati Uniti, divennero sempre più profondi. Poco dopo la visita di Daya Mata in India nel 1958-59, Prabhasda le scrisse: “La Divina Madre ed il Maestro sono stati molto gentili con me… La vostra personalità mi ha reso un servitore più efficace del nostro beneamato Maestro. La mia lealtà al Maestro implica lealtà verso di voi e verso la vostra organizzazione, alla quale ho il privilegio di appartenere. È lui (Paramahansaji) che ci ha legati insieme per il presente e per il futuro”. Al pensionamento dalla Martin Burn Company nel 1965, Sri Ghosh tornò nella sua vecchia casa di famiglia a Serampore. Amava così tanto il suo Gurudeva e onorava così tanto ogni ricordo di lui che consacrò a santuario e sala di meditazione la stanza in cui Paramahansaji aveva di quando in quando soggiornato al tempo del Serampore College. Chiamò il santuario “Anandalok” - luogo di beatitudine. Prabhasda era molto contento sia di mostrarlo ai visitatori che di meditarci con loro. Durante il tempo che gli rimase, Prabhasda continuò a mostrare quelle qualità di amore e di lealtà a Dio ed al Guru che erano così caratteristiche in lui. Non perdeva mai l’opportunità di incoraggiare un altro devoto sul sentiero spirituale. Giusto una settimana prima della sua morte, quando la sua vita stava rapidamente declinando, Prabhasda diede tutto sé stesso senza riserve nello sforzo di ispirare un giovane studente e lavoratore della Yogoda a servire il Guru e la sua organizzazione con maggiore dedizione e devozione. Il pomeriggio del 24 gennaio 1975 Prabhasda aveva ricevuto la visita di Swami Shantananda, il segretario generale della YSS, col quale aveva parlato di Gurudeva e della Divina Madre. Qualche ora dopo che Swami Shantananda lo aveva lasciato, l’assistente di turno - una cugina - notando un cambiamento nelle sue condizioni fisiche, chiamò subito gli altri membri della famiglia. Prabhasda emanava una pace e una gioia profonda; dopo due lunghi respiri, se ne andò quietamente.

Diversi giorni prima Prabhasda aveva espresso il desiderio di passare qualche momento nel suo amato Anandalok, ma le condizioni erano così precarie che non fu allora possibile spostarlo. La mattina dopo la sua dipartita Swami Shantananda e i membri della famiglia di Sri Ghosh portarono la salma nel tempio di Anandalok dove la lasciarono per un po’ prima che fosse data alle fiamme nel ghat. La presenza di Prabhasda fu profondamente percepita da tutti i presenti, come se il suo desiderio di fare un’ultima visita al tempio del suo gurudeva fosse stato esaudito.